Ancora sulla burocrazia…

Di Fabio Del Papa –

E’ veramente singolare il modo ed i toni usati in questi giorni per riproporre il frusto tema della onnipresenza dannosa delle burocrazie, in particolare pubbliche.

Tutti , dai commentatori giornalisti ai conduttori dei talk show piu’ gettonati , agli stessi ( udite , udite! ) politici non fanno che discettare , il piu’ delle volte a sproposito , sui danni che una pervasiva ed opprimente burocrazia indurrebbe nel funzionamento degli apparati statali , dal piu’ piccolo comune alla piu’ grande organizzazione ministeriale.

Da ultimo ieri l’ineffabile Zingaretti se ne è uscito, in una intervista,addirittura “maledicendola”  (…c’è l’accordo con Abi e Poste Italiane che possono erogare gli anticipi, c’è questa maledetta burocrazia che rallenta…Askanews 4 Maggio).

A parte il caso umano del Governatore del Lazio, a capo di un baraccone incapace di rispondere  direttamente o attraverso  la miriade di aziende “ in house” , create con evidenti scopi clientelari, alle sacrosante esigenze di cittadini e imprese , il livello del dibattito corrente è l’ indice, ancora una volta, della falsa coscienza di chi ci governa.

Gli apparati amministrativi e gestionali delle istituzioni non nascono da soli , come i funghi e soprattutto non lavorano in autonomia né secondo procedimenti frutto del loro arbitrio.

A parte la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica che godono della cosiddetta “ autodichia” cioè , appunto, la libera e sovrana autodecisione ed insindacabilità  sui criteri del loro funzionamento interno, tutte le organizzazioni , centrali e periferiche dello stato, operano secondo precise fonti legislative e/o regolamentari.  

E’ evidente allora che il tanto dibattuto e presunto boicottaggio avverso i tanto “ ispirati” e provvidenziali provvedimenti governativi dovrebbe volgersi   ad una ennesima potente protesta contro i legislatori ,  nazionali e regionali.  Storici ed acclarati responsabili della sovrapposizione normativa e regolamentare, dell’imbroglio della cosiddetta legislazione concorrente ( nazionale e locale) , nonché primi artefici del divario insanabile tra interessi dello stato e interessi dei cittadini.

Eppure qualche tentativo per risolvere l’annosa questione , in passato è stato tentato.

Fu la stessa riforma Bassanini che ,alla fine degli anni 90  introducendo la separazione tra funzione politica ,o d’indirizzo ( i politici nella P.A. ) e funzione gestionale ( i funzionari), pose le fondamenta ( o per lo meno tentò di porre) per una rivisitazione dei rapporti tra cittadini e Amministrazioni Pubbliche. In quella riforma il ruolo della dirigenza pubblica fu esaltato e riconosciuto proprio ai fini di un radicale sovvertimento di quei rapporti.

E oggi? Purtroppo non resta che prendere atto che al di la di una , questa si , radicale riforma dei trattamenti economici dei dirigenti ( in effetti scandalosa…! ) si è proceduto all’indietro.

Ben lungi dal proporre e implementare trasformazioni ( nei rispettivi ambiti possibili di competenza) , i dirigenti pubblici sono ritornati sotto la rassicurate ala della logica dell’adempimento declinando e rifiutando qualsiasi responsabilità della mancata attuazione delle innovazioni .  

Ecco allora che cosi inquadrato il problema della burocrazia viene riportato ai suoi minimi termini.  Certo, non si vuole nascondere che parte dell’attuale caos non sia dovuto anche allo zelo peloso o alla superficialità di qualche funzionario. Ma questa considerazione non deve celare all’opinione pubblica  i veri responsabili dei ritardi cui assistiamo in questi giorni: essi siedono o sedevano in parlamento , nei consigli regionali e nelle alte e medie posizioni manageriali pubbliche. La vera innovazione consiste nel costringere costoro a fare il loro dovere e a risponderne a noi cittadini .