Primo maggio 2021

di Marco Marturano         

Qualcuno ha detto che adesso che abbiamo imparato che gli incubi esistono, possiamo cominciare a pensare che anche i sogni possono diventare realtà. Abbiamo appena salutato il Primo maggio dell’anno bisestile più bisestile da un secolo con una sensazione di festa sospesa tra terrore e angoscia del presente e del futuro e speranza di una rinascita. Adesso abbiamo però il dovere di lanciare lo sguardo e il cuore oltre l’ostacolo. Pensiamo al Primo maggio 2021. A che punto sarà il lavoro in Italia (e non solo) fra un anno? Abbiamo davanti almeno due orizzonti possibili. Il primo è quello più nero, quello che renderebbe la festa del lavoro una messa funebre. È quello di chi oggi pensa che la priorità sia investire più risorse possibile in una forma di sostegno permanente ai lavoratori che sono e rimarranno senza lavoro in attesa di una ripartenza delle aziende con i modi e i ritmi prefebbraio 2020. È Lo scenario di chi è legittimamente ossessionato  dalla riapertura delle attività economiche per ricominciare come prima ma con l’applicazione delle regole di sicurezza dettate dal Governo. Regole che invece cambiano radicalmente il mondo del lavoro perché cambiano almeno per un anno tutti i settori dell’economia e della società per convivere con la lotta al contagio. Questa trasformazione porterebbe tante aziende, il commercio, il turismo, la cultura e gli stessi servizi pubblici a ridurre il personale per affrontare un mercato ridotto sia dalla crisi che proprio dal rispetto della sicurezza, che per ogni settore significherebbe meno clienti. In questo contesto avremmo milioni di disoccupati che il Governo e le istituzioni dovrebbero sostenere in attesa della cura contro il male del secolo. Ma esiste concretamente un secondo scenario per un primo maggio 2021 che possa essere la festa della rinascita e non la celebrazione di come era il lavoro una volta. E’ lo scenario in cui sin da subito sia le imprese che i lavoratori che le istituzioni mettono la loro intelligenza al servizio di una ristrutturazione delle attività produttive e dei servizi in funzione delle nuove regole di sicurezza adattando il proprio modo di funzionare e quindi il lavoro e non subendolo. E soprattutto costruendo nuove attività produttive per nuovi prodotti e per nuove esigenze centrali nel nuovo mondo che conviverà a lungo con ll virus. Moltissime di queste professioni e delle nuove modalità di offrire servizi e prodotti manterranno di sicuro anche dopo aver trovato la cura contro la pandemia magari in forma ridotta ma ci saranno esattamente come lo smart working che diventerà una forma molto più radicata di lavoro a prescindere dalla situazione sanitaria. E quando scomparirà del tutto il pericolo chi avrà saputo come Paese, come settore economico e sociale e come istituzione essere più capace di sapersi riconvertire da subito nei prossimi mesi sarà in un vantaggio competitivo tale da poter accelerare la crescita economica al. Momento in cui per tutti i paesi del mondo si potrà ricominciare a correre senza vincoli sanitari rigidi. Questo secondo scenario obbliga lavoratori e imprese e istituzioni a cominciare da subito a programmare una parte significativa di investimenti di idee e di risorse in queste nuove modalità di produzione e nei lavori nuovi che le realizzano. Perché così non solo si compenseranno in tutto o in parte i posti di lavoro tradizionali che si perderanno ma soprattutto si ridurranno le risorse da dedicare al solo sostegno economico di sussistenza. Perché se una cosa dovremmo desiderare per il primo maggio 2021 di sicuro è che sia la festa della dignità del lavoro ritrovata in vecchi e nuovi lavori e non della solidarietà verso chi deve farsi mantenere dallo Stato  perché il mercato di una volta non esiste più.

Buon primo maggio 2021 a tutti.